2.400 mq di magazzino, un audit del committente in agenda e un pavimento che non si vedeva più
Un’azienda di logistica conto terzi con capannone ad Arese ci ha chiamati a metà settembre con una scadenza precisa: entro tre settimane arrivava l’audit di un committente, uno di quelli che manda una persona a camminare per il magazzino con una checklist in mano.
Il capannone sono 2.400 mq di superficie coperta: zona stoccaggio con scaffalature alte, corsie di transito per i muletti, due rampe di carico, un’area di preparazione ordini e una palazzina uffici attaccata al corpo principale. Il pavimento è in cemento al quarzo, e in quattro anni nessuno lo aveva mai lavato con una macchina. Le corsie erano segnate da strisce nere di gomma dei muletti, la polvere si depositava sui piani bassi delle scaffalature e sulle travi, e sotto le rampe si era accumulato di tutto.
Il responsabile di magazzino ci ha detto la cosa che sentiamo più spesso in questi casi: gli operatori facevano quello che potevano con la scopa a fine turno, ma con quei metri quadri e quella movimentazione era come svuotare il mare con un secchio. E l’audit non guarda la buona volontà, guarda il pavimento.
C’era poi il vincolo che rende difficile pulire un magazzino: fermarlo non si può. Le spedizioni escono al mattino presto, i carichi in ingresso arrivano durante il giorno, e un’area transennata in orario di lavoro significa ordini che slittano.
Lavasciuga uomo a bordo di notte, rampe con idropulitrice e uffici al mattino presto
Nel sopralluogo abbiamo diviso il capannone in tre zone con tempi e mezzi diversi, invece di trattarlo come un’unica superficie.
Le corsie di transito e l’area di preparazione ordini le abbiamo lavate con una lavasciuga uomo a bordo, in tre notti consecutive, dalle 22 alle 5. Il cemento al quarzo con quel tipo di sporco ha richiesto un doppio passaggio con detergente sgrassante e disco abrasivo, il primo per staccare le strisce di gomma e il secondo per togliere il residuo. La zona sotto le scaffalature l’abbiamo fatta con macchine più piccole e aspiratori professionali per le polveri sottili, che è l’unico modo di lavorare vicino alle merci senza sollevare tutto quello che si toglie da terra.
Le due rampe di carico e il piazzale davanti li abbiamo fatti con idropulitrice, al sabato mattina a magazzino fermo, perché lì l’acqua serve e in settimana non è possibile. La palazzina uffici, i bagni e lo spogliatoio degli operatori li abbiamo presi in carico dal lunedì successivo con un passaggio quotidiano tra le 6 e le 8, prima dell’arrivo del personale. È lo stesso schema con cui puliamo capannoni e aree produttive in tutta la provincia: prima si recupera l’arretrato in straordinario, poi si tiene il livello con un programma leggero e continuo.
Su questo tipo di commessa la parte documentale pesa quanto il lavoro. Il personale è formato secondo il D.Lgs 81/08 e lavora con DPI completi, indispensabile in un’area dove circolano muletti; l’assicurazione per danni a terzi copre le merci a scaffale, che in un magazzino conto terzi non sono dell’azienda che ci ha chiamati; il DURC è sempre valido e scaricabile. Al termine di ogni intervento straordinario lasciamo un rapporto con data, aree trattate e prodotti usati: è la carta che il responsabile ha messo nel raccoglitore prima dell’audit. Siamo la Divisione B2B di Bloom Cleaning e questa parte la trattiamo come parte del servizio, non come un allegato.
Audit passato senza rilievi sulle aree comuni e contratto mensile sulle corsie
L’audit è stato fatto due settimane dopo il primo ciclo. Sulle aree di transito, sulle rampe e sui servizi non è stato aperto nessun rilievo, e il responsabile ci ha girato la parte di verbale che riguardava la pulizia, tre righe, tutte in positivo.
La differenza più visibile è stata sul cemento: recuperato senza doverlo trattare con resine, che era l’ipotesi costosa sul tavolo prima di provare con un lavaggio meccanico fatto bene. Il committente ha invece annotato come punto di forza la separazione tra area di preparazione ordini e zona di stoccaggio, che si vedeva a colpo d’occhio proprio perché il pavimento era pulito.
Da lì è nato un contratto continuativo: lavasciuga sulle corsie e sull’area di preparazione una volta al mese in fascia notturna, uffici e servizi tutti i giorni al mattino presto, idropulitrice su rampe e piazzale ogni tre mesi. Il magazzino non si è mai fermato, e questo è il vero motivo per cui il contratto è stato rinnovato.
Serviamo anche le zone limitrofe
Lavoriamo su capannoni, magazzini e aree produttive in tutto il quadrante nord-ovest della provincia di Milano. Oltre ad Arese seguiamo pavimenti industriali, rampe di carico e reparti a Lainate, Garbagnate Milanese, Bollate, Senago, Caronno Pertusella e Rho, con gli stessi mezzi e le stesse fasce orarie fuori produzione. Ad Arese curiamo anche gli uffici che seguiamo nello stesso comune, spesso per la stessa azienda: capannone e palazzina in un contratto solo.
Inizia con un sopralluogo gratuito
Hai un capannone o un magazzino ad Arese o nel nord-ovest milanese, con un pavimento che non regge più e una verifica in arrivo? Contattaci per un sopralluogo gratuito: veniamo a vedere superfici, corsie e rampe, ti diciamo cosa serve in straordinario e cosa basta tenere con un programma mensile, e ti lasciamo il preventivo separando le due voci.
Domande frequenti
Sì, ma va programmato per zone e per fasce orarie, non trattato come una superficie unica. Le corsie di transito e le aree di preparazione ordini si lavano con lavasciuga uomo a bordo in fascia notturna, quando i muletti sono fermi e il pavimento può restare umido il tempo necessario ad asciugare. Le rampe di carico e i piazzali esterni, dove serve l’idropulitrice e quindi acqua abbondante, si fanno a magazzino chiuso, di solito il sabato mattina. Le aree sotto le scaffalature si lavorano con macchine piccole e aspiratori professionali, che permettono di stare vicino alle merci senza sollevare polvere. Con questa divisione un capannone da qualche migliaio di metri quadri si recupera in due o tre notti senza perdere un giorno di spedizioni.
Tre cose, e vanno chieste prima di firmare. Il DURC in corso di validità, cioè la carta che attesta che i contributi del personale sono in regola. La formazione del personale secondo il D.Lgs 81/08, che in un’area dove circolano muletti e si lavora vicino a scaffalature alte non è una formalità. E una polizza per danni a terzi che copra anche le merci a scaffale, che in un magazzino conto terzi non sono di proprietà dell’azienda committente: se un’attrezzatura urta un bancale, il danno ricade su un terzo. A queste tre si aggiunge, per ogni intervento straordinario, un rapporto scritto con data, aree trattate e prodotti usati: è quello che finisce nel raccoglitore prima di un audit.
Nella maggior parte dei casi si tolgono. Le strisce sono gomma trasferita sul cemento dalle ruote, non un danno del massetto, e cedono a un lavaggio meccanico con detergente sgrassante e disco abrasivo, di solito con due passaggi: il primo stacca la gomma, il secondo porta via il residuo. La resinatura, che è l’intervento costoso a cui si pensa per primi, serve quando il cemento è realmente sfarinato o crepato, non quando è solo segnato. Prima di preventivare un trattamento in resina vale sempre la pena provare un lavaggio meccanico fatto bene su un’area campione: il confronto si vede a occhio nudo e costa una frazione.